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Statte, scoperta un’iscrizione graffita bizantina votiva del 974

26 gennaio 2010

In una grotta, la seconda più antica rinvenuta in Puglia

Nella Grotta di Leucaspide, una cavità naturale che si sviluppa negli strati calcarei affioranti lungo l’omonima gravina, sono state scoperte alcune iscrizioni a circa 80 metri dall’ingresso.

Già nel settembre 2007, furono individuate delle superfici parietali interne (circa una dozzina) che un tempo erano affrescate. Queste tracce residue si riscontrano fino a 110 metri dall’ingresso e risultano le più profonde finora scoperte in una grotta carsica pugliese. Lo studio di queste testimonianze, oltre che dal Prof. Rosario Jurlaro, sono condotte dalla Prof.ssa Linda Safran (Università di Toronto) e dal dott. Vito Fumarola, collaboratore del Prof. Cosimo Damiano Fonseca.

L’iscrizione graffita in caratteri greci, probabilmente funeraria, ora rinvenuta, si attesta come un caso di grande rilevanza nel panorama della civiltà rupestre medievale in Puglia mentre, per il patrimonio delle chiese-grotta dell’area della provincia ionica, costituisce la più antica iscrizione datata nota a tutt’oggi nel contesto di un corredo epigrafico in cui prevale il repertorio delle scritte in latino.

L’iscrizione di Grotta Leucaspide è datata all’anno dalla creazione del mondo 6842, vale a dire al 974 dell’era cristiana. Costituisce una preziosissima fonte d’informazione legata alla committenza devozionale sia che si tratti di una iscrizione legata ad una inumazione sia che si tratti, caso infrequente, di una iscrizione che evoca uno scomparso affresco o uno scorcio di parete interessata da più pannelli. Ipotesi improbabile quest’ultima dal momento che generalmente le iscrizioni devozionali vengono apposte sul pannello iconografico; ma se tale ipotesi dovesse essere in un certo qual modo suffragata l’iscrizione potrebbe offrire un valido aiuto nella datazione della decorazione parietale (a partire quindi dal 974).

Per la Puglia, infatti, è noto che, per quanto riguarda la decorazione parietale, il più antico affresco datato è quello della cripta di Santa Cristina di Carpignano (Lecce), accreditata come chiesa privata con destinazione funeraria (all’incirca contemporanea con il S. Pietro di Otranto). Cristina è la Santa titolare dell’invaso sacrale in quanto raffigurata diverse volte o in pannelli singoli o insieme con altri santi.

L’iscrizione votiva dipinta in caratteri greci di Carpignano è del 6467, cioè 959 dell’era cristiana, anteriore quindi di 15 anni rispetto all’iscrizione graffita di Leucaspide. Si tratta delle immagini di Cristo benedicente in trono nell’absidiola destra che si apre sulla parete est della cripta, ai lati della quale sulla parete piana campeggiano le immagini della Vergine a sinistra, dell’Arcangelo Gabriele a destra: l’Annunciazione. Presso il trono di Cristo, a sinistra, compare l’iscrizione in greco che ricorda sia il committente, il prete Leone e la moglie Crisolea, sia l’iconografo, il pittore Teofilatto che realizzò tali affreschi.

L’iscrizione bizantina di Grotta Leucaspide, che presenta notevoli difficoltà di lettura, pare sia stata graffita in memoria di un Vincenzo il 10 luglio del 6482/974 da un Giovanni. E’ posta su tre righe orizzontali delle quali la prima inizia con una croce che anticipa il nome Vincenzo. La scrittura di Grotta Leucaspide è graffita a mano libera e non mostra linee guida come quelle di molte iscrizioni esegetiche, apocalittiche o votivo-deprecatorie tipiche del repertorio iconografico rupestre. Il ductus, difforme, ora dritto ora inclinato, ora rotondeggiante ora acuto, riferibile a mano poco esperta, sembra attestare l’uso privato, occasionale, di una scrittura non strettamente dipendente dai modelli grafici di tipo monumentale in voga, cioè di una scrittura usuale di quel tempo e di quel luogo.

Probabilmente lo scopo funerario dell’iscrizione in un ambiente rurale, come la nota gravina del Tarantino in questione, ha fatto sì che l’elemento grafico avesse un ruolo subalterno rispetto all’apparato iconografico che pur nei lacerti superstiti richiama un pregevole consistenza decorativa (attestata sin dall’ingresso nell’antro) accompagnata, presumibilmente, anche da una dovizia di iscrizioni esegetiche e devozionali.

Tuttavia, nonostante le grandi difficoltà di lettura che lasciano ancora irrisolte alcune analisi interpretative, per i dubbi ancora non sciolti riguardanti alcune lettere-indizi, sicuramente eloquenti per l’occhio attento del paleografo, l’iscrizione bizantina di Grotta Leucaspide  riveste una grande importanza per il messaggio trasmesso attraverso il tempo. Ben a ragione merita uno studio più approfondito per soddisfare una serie di curiosità che aiuterebbero a meglio inquadrare l’ambito spaziale, sociale e culturale di riferimento della complessa gravina nonchè a ricostruire l’originaria sistemazione del manufatto (rinvenuto a 80 metri dall’ingresso) riportante l’elemento epigrafico.

Scarne sono le fonti epigrafiche bizantine in Puglia (manca infatti un corpus regionale) fatta salva la serie di studi epigrafici condotti da André Guillou (Recueil des inscriptions grecques médiévales d’Italie) e da Andrè Jacob (Inscriptions byzantines datées de la province de Lecce. Capignano, Cavallino, S. Cesario, “Rendiconti dell’Accademia Nazionale dei Lincei”, Roma 1983) che ha dedicato la sua attenzione altresì a un’ampia area della Terra d’Otranto: Copertino, Taurisano, Andrano, Alessano, Casaranello.

Anche per il Tarantino sono esigue le fonti storiche o documentarie sulla popolazione greca medievale, in specie se ci si riferisce ai contesti rurali che pure sono stati indagati abbondantemente attraverso gli studi del Caprara che tuttavia a graffiti e a epigrafi ha dedicato lunga e particolare attenzione (Società ed economia nei villaggi rupestri. La vita quotidiana nelle gravine dell’arco Jonico Tarentino, Fasano 2001; Il villaggio rupestre della gravina Madonna della Scala a Massafra, Crispiano 2009).

Recentemente, invece, di iscrizioni bizantine (funerarie, d’apparato, “instrumentum domesticum” etc.) lungo un arco cronologico compreso fra IX e XVI si è occupata Paola Piliego (Le iscrizioni medioevali bizantine dei casali di Quattro Macine ed Apigliano in Terra d’Otranto, Tesi di Specializzazione in Epigrafia Cristiana, Università degli Studi di Bari, A. A. 2005 – 2006; Un’iscrizione bizantina inedita dal Casale medioevale di Quattro Macine in Terra d’Otranto, Taras XXIV, 1-2 (2004) – XXV, 1-2 (2005), pp. 147-156).

La campagna speleologica è condotta dal Centro speleologico dell’Alto Salento.

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