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Luci nelle tenebre, di Jean-Carlo Fait

26 aprile 2010

Nel cuore delle Alpi Apuane sorge il comune di Levigliani, a un passo dal mare della Versilia. Tra le cave di marmo dai colori vivaci, si apre, nascosto nelle viscere del Monte Corchia, l’Antro del Corchia, una tra le più profonde ed estese grotte d’Europa.

È proprio in un bar del piccolo borgo che comincia l’avventura di Jean-Carlo, Gino e dei loro compagni. Luci nelle tenebre di Jean-Carlo Fait (Euroedit edizioni, pp. 174) è il racconto dell’ardua impresa dell’autore per raggiungere il fondo della grotta, accompagnato dal fedele amico Gino, sportivo compiuto, alla sua prima esperienza speleologica. L’obiettivo è ambizioso: Fait e molto più il suo compagno, tenteranno di provare che, a certe condizioni fisiche e psicologiche e col giusto appoggio, ci si può improvvisare speleologi e affrontare un viaggio tanto complesso quanto affascinante. Lo stesso Fait dice: «Un’esplorazione che non presenta niente di eccezionale per uno speleologo allenato e disincantato, sarà vissuta come un’avventura esaltante per il neofita che l’accompagna».

Il gruppo, composto da sei persone, si divide in due squadre: in quattro entreranno dalla Buca del Serpente, l’ingresso basso del sistema, dove lasceranno il materiale per i compagni e realizzeranno un servizio fotografico; Jean-Carlo e Gino, invece, scenderanno per la buca d’Eolo, l’entrata alta, per poi incontrare gli altri nella “Galleria delle stalattiti” e, da lì, proseguire soli verso il fondo.

Per i due il viaggio si presenta difficile fin da subito. Per raggiungere l’ingresso, infatti, dovranno attraversare la cava di marmo e attuare una folle corsa contro il tempo, e le mine, utilizzate per l’estrazione del minerale. Gino dimostrerà immediatamente la sua preparazione fisica e, seguito molto da vicino da Jean-Carlo, scenderà per i pozzi con incredibile facilità, acquistando sempre più sicurezza. Giunti al luogo dell’incontro con l’altra squadra però, i problemi si faranno più gravi e i nostri saranno costretti ad allungare di ore la loro impresa, rischiando di esaurire energie e carburo (il combustibile utilizzato per avere luce in grotta).

Ci si immerge nel racconto, incantati dalla descrizione delle meraviglie incontrate e rapiti dalle splendide immagini che arricchiscono il libro. Il linguaggio, semplice e affabile, rende il testo molto scorrevole. Si finisce per “divorare” il libro e il lettore resta, spesso, col fiato sospeso, lì dove l’emozione diventa quasi tangibile.

Giungere al fondo è una grandissima vittoria, dopo tredici ore passate sottoterra, tra fiumi, cascate e corde. Alla profondità di 1200 metri, i due eroi scriveranno i loro nomi sulla roccia per imprimere la riuscita dell’impresa.

Ma l’avventura non si è ancora conclusa. Jean-Carlo e Gino dovranno superare molte altre difficoltà. Ancora molto lontani dall’uscita, i nostri eroi si ritroveranno con pochissimo combustibile per le lampade. A peggiorare la situazione, uno dei sacchi pieni di materiale si squarcerà, proprio mentre Jean-Carlo è appeso alla corda su un pozzo di 35 metri. Gino avrà parecchi problemi. Ormai privo di forza, si troverà senza carburo e con l’impianto luce di emergenza rotto. Per un breve periodo, i due rimarranno persino al buio. Allo stremo delle forze, lo stesso Jean-Carlo dirà «È come se la caverna avesse deciso di trattenerci nell’oscurità eterna […] perché aver patito tante sofferenze, e poi restare bloccati sottoterra per mancanza d’illuminazione?» e sarà in quel momento che la forza dell’amicizia tra i due sarà la chiave per non arrendersi e continuare l’avventura. Jean-Carlo non smetterà mai di sostenere l’amico. Gino darà chiari segni di cedimento, non avvezzo a restare sotto terra per così tanto tempo: la mancanza di luce lo manderà in confusione e sentirà i muscoli bruciare negli ultimi sforzi per raggiungere l’uscita. Cercherà disperatamente di riposare a ogni pozzo, stando attento a non addormentarsi, atto che si tradurrebbe in morte per congelamento. La risalita sarà sempre più faticosa, ma i due compagni si vedranno costretti a muoversi quanto più velocemente possibile, poiché in ritardo sulla tabella di marcia di ben tre ore, temendo che i compagni fuori, preoccupati, facciano scattare un’operazione di soccorso del tutto inutile. Nonostante la prestanza fisica di Gino e l’esperienza di Jean-Carlo, gli ultimi metri saranno davvero duri, combattere contro la fatica, il freddo, la fame e la voglia di arrendersi sempre più forte. Jean-Carlo sosterrà continuamente il compagno, stanco e stremato, conscio che la battaglia più grande è quella mentale: restare lucidi fino alla meta.

Il libro è, non solo il resoconto di una esperienza importante, ma anche, e forse sopratutto, la storia di una grande amicizia. «Con la A maiuscola», come la definirà lo stesso Fait.

Valentina Cisternino

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