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Barletta, gli speleologi nella voragine di San Procopio

15 maggio 2010

Speleologi in azione nella voragine di «San Procopio». A distanza di dieci giorni dallo sprofondamento dell’uliveto (lungo la strada comunale Vecchia Minervino-Andria, quella che si innesta sulla strada provinciale «12»), infatti, giovedì mattina è iniziato il primo dei rilievi speleologi, così come anticipati nei giorni scorsi dal geologo barlettano Alfredo De Giovanni che coordina le indagini geognostiche ad alta specializzazione finalizzate a redigere la mappatura del rischio e della pericolosità geomorfologica dell’area interessata dalla frana.

IL SOPRALLUOGO – E così, dopo essersi calati con corde ed elmetti in quelle «crepe», è emerso che l’area sprofondata è interessata dalla presenza sotterranea di una fitta rete caveale: un dedalo di gallerie artificiali posizionate su più strati e ricavate con tecniche di escavazione, oltre un secolo fa, dai cosiddetti «tufaroli» a caccia di calcare nite. Una ventina sono stati giovedì mattina gli esperti (geologi e speleologi), provenienti da Lecce, Potenza, San Marco in Lamis e Altamura, che hanno effettuato il primo rilievo. Tra questi, anche due ricercatori (Marco Delle Ros e e Mario Parise) del Cnr-Irpi, esperti della Federazione speleologica pugliese e del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, coordinati da William Formicola. «I rilievi speleologi – ha spiegato De Giovanni – che proseguiranno anche nei prossimi giorni, sono finalizzati ad individuare direzione, sviluppo e stato della rete caveale nei dintorni della voragine di S. Procopio. Ieri sono state effettuate le prime esplorazioni, scattate alcune fotografie ed elaborati i primi dati relativi alle gallerie». Top secret, per il momento, su quello che è stato trovato all’interno di questi cunicoli che, per alcuni, potrebbero occultare rifiuti o refurtiva varia. D’altra parte, gli ingressi delle tufare sorgono a non molta distanza da dove si è creata la voragine, in un’altra cavità naturale che dovrebbe ospitare una enorme discarica di rifiuti speciali non pericolosi da 350mila metri cubi. «Subito dopo i rilievi speleologici – continua Alfredo De Giovanni, già incaricato dall’amministrazione comunale di Barletta della redazione della relazione geologica geotecnica per il Pug – procederemo con le indagini tecniche con apparecchiature di geofisica applicata (georadar, geoelettrica tomografica ecc). Seguiranno perforazioni a carotaggio con prelievo di campioni ed analisi geotecniche di laboratorio su campioni di calcarenite, ispezioni con telecamere e la rimozione di rifiuti». Ieri, inoltre, così come anticipato alla Gazzetta dal prof. Antonio Rosario Di Santo, segretario generale della Autorità di Bacino della Puglia, erano presenti anche alcuni tecnici dell’AdB che, tra i suoi compiti, ha la tutela delle risorse idriche e la difesa del suolo. LE CAUSE – Circa la causa dello sprofondamento, De Giovanni non dà alcuna certezza ma si sbilancia: «Ritengo probabile che si sia verificato il cedimento della volta di un cunicolo, addebitabile probabilmente alle vibrazioni prodotte dal traffico di mezzi pesanti (in assenza di apprezzabili eventi sismici concomitanti). Sì, potrebbe essere stato questo il fenomeno innestante».

[Gazzetta del Mezzogiorno]

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  1. mariacarmela permalink
    8 giugno 2010 5:22 PM

    San Procopio:ho una piccola stanza in un fazzoletto di terra, frutto dei sacrifici fatti dai miei genitori..mio padre, se potesse, si ribalterebbe nella tomba…ad oggi, 08/06/2010 non posso ancora accedere alla mia piccola proprieta’…pero’ ho appena pagato l’ici, buffo no? a chi devo rivolgermi per sapere quando e se potro’ ripercorrere la strada ingoiata e andarci quanto meno a dare un’occhiata in sicurezza? la notizia ha fatto scalpore ma, come sempre, e’ caduto tutto nel dimenticatoio…

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