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Puliamo il buio nell’Alto Salento. Ripulita la Neviera del Barone

8 ottobre 2012


Si è svolto sabato 29 e domenica 30 settembre PULIAMO IL BUIO 2012, decima edizione organizzata dal Centro Speleologico dell’Alto Salento. Il sito scelto quest’anno è LA NEVIERA DEL BARONE, catastata con il numero PU/CA 599, una cavità artificiale verticale ubicata lungo il margine stradale della nuova circonvallazione che da Locorotondo conduce sulla provinciale per Fasano. Si tratta di un complesso ipogeo attualmente di proprietà comunale.

L’annuale campagna di bonifica, promossa a livello nazionale dalla Società Speleologica Italiana, si è svolta in collaborazione con la Federazione Speleologica Pugliese, Legambiente, Gruppo Scout 1, Gruppo Ricerche Storiche di Locorotondo e la Ditta di Igiene Ambientale “Monteco srl”.

La prima operazione è stata quella di abbattere i pini cresciuti sulla struttura esterna della neviera e di ripulirla dalla vegetazione infestante che stava compromettendo la stabilità della volta “a botte”, ripulendola dalle radici che erano penetrate all’interno.

Per la pulizia si sono mobilitati circa 25 persone tra speleologi, volontari della Legambiente e Scout che hanno raccolto dal fondo della Neviera circa 30 quintali di rifiuti di ogni genere: carcasse di auto e motocicli, elettrodomestici, lavabo, water, resti di animali macellati, contenitori di plastica, centinaia di sacchetti di rifiuti urbani e inerti edili di ogni genere.

Gli speleologi, coordinati da Antonio Pinto e Franco Cardone, a turno di 1 ora ciascuno, muniti di mascherine protettive, sono scesi a 15 metri di profondità riempiendo l’apposito telone con 1 quintale circa di materiale per volta, portato all’esterno con l’ausilio di una carrucola.

I rifiuti sono stati prontamente raccolti dalla Ditta “Monteco srl” che ha provveduto allo smaltimento nella discarica autorizzata.

Cosa sono le neviere?

“Nella murgia pugliese le neviere erano interrate e abbastanza profonde per consentire la conservazione della neve e impedirne lo scioglimento. Avevano la forma di un parallelogramma, con volta prevalentemente a botte. Il piano di calpestio delle neviere non era lastricato, come nelle cisterne, ma presentava una superficie formata da terriccio, che ricopriva le lastre calcaree adagiate sulla volta, per ridurre l’incidenza dei raggi solari e neutralizzare il calore, nocivo alle finalità cui era adibita la struttura ipogea.  La copertura a volta era sporgente rispetto al livello del suolo e presentava sulla sua sommità un’apertura attraverso la quale la neve veniva introdotta per essere conservata nel periodo invernale o era prelevata per essere utilizzata nel periodo estivo. Prima d’iniziare a riempire di neve il vano sotterraneo si stendeva sul fondo un consistente strato di fasci di sarmenti per facilitare il distacco dello strato di ghiaccio, per eliminare la possibilità alla neve di sciogliersi e di inquinarsi e per costituire un’intercapedine tra il pavimento e la neve in grado di isolarla dal fondo. Poiché una piccola quantità di acqua si formava sempre, in seguito allo scioglimento di parte della neve o del ghiaccio, questa, filtrando attraverso i fasci di sarmenti, confluiva sul fondo della neviera.  L’acqua veniva raccolta in apposite vasche attraverso alcune canalizzazioni oppure si infiltrava nel terreno o attraverso un tubo calato sul fondo della neviera era pompata all’esterno, per consentirne il deflusso. Tra le pareti e il terreno, con funzione d’intercapedine, c’era uno spazio che si riempiva di paglia per mantenere il freddo. In quel luogo la neve veniva ammassata e costipata, per farne fuoriuscire l’aria e consentirne una conservazione ottimale fino a tutta la  stagione estiva. La neve veniva compressa con le pale anche perché la neviera potesse contenerne grandi quantità, affinché si compattasse uniformemente e assumesse, con l’ausilio delle basse temperature notturne e del modesto irraggiamento diurno, le caratteristiche del ghiaccio. Dopo l’operazione di battitura la neviera veniva chiusa per essere riaperta con l’arrivo della stagione calda. La neve, diventata ghiaccio, veniva tagliata da operai specializzati in pezzi regolari e abbastanza ampi (a volte del peso di quattro o cinque quintali) e, dopo essere stata ricoperta di paglia e avvolta in teli, per evitarne lo scioglimento, veniva trasportata con carri per essere venduta in paese. Era acquistata da chi aveva bisogno di conservare i cibi freschi, come i gestori di bar, e dava vita ad una vera e propria industria che offriva un’opportunità di lavoro a coloro che  si occupavano di questa primordiale catena del freddo. La neve, oltre che nei bar per preparare gelati, per rinfrescare bibite, per preparare granite, per essere mescolata a sciroppi o “vincotto” locale, era utilizzata anche in macelleria. Il ghiaccio non serviva solo per i piaceri della gola, per uno sfizio nei giorni delle feste, ma veniva utilizzato tra le mura domestiche per alleviare le sofferenze derivanti da alcuni malanni fisici o in ospedale, per curare alcune malattie”.

Un’ultima considerazione che ci preme evidenziare è che anche quest’anno, come nelle passate edizioni di Puliamo il Buio, il Centro Speleologico dell’Alto Salento ha voluto sensibilizzare le amministrazioni pubbliche, i proprietari delle neviere e tutta la comunità della “Valle d’Itria” sulla necessità di tutelare e salvaguardare questo patrimonio del passato, veri e propri ECOMUSEI di “archeologia industriale”, al centro anche di alcune polemiche, sulla necessità di salvaguardarli senza compromettere un corretto sviluppo edilizio intorno ai loro siti, com’è accaduto di recente a Martina Franca con la Neviera di Monte Tullio.

Grazie alla collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Locorotondo l’ingresso della Neviera è stato chiuso con un cancello. Puliamo il Buio, organizzato dal CSAS, si conferma quindi un evento legato alla bonifica di cavità naturali o artificiali, ma con l’obiettivo di salvaguardare il sito da ulteriori scarichi inquinanti.

Tra le iniziative collaterali a PIB è stata inaugurata Venerdì 28 Settembre presso il “Museo delle Pianelle” a Martina Franca, una MOSTRA FOTOGRAFICA su “l’ECOMUSEO SOTTERRANEO” a cura di Nicola Marinosci e Alfonso Trisolino e si sono svolte due conferenze sul tema: LE FAUNE PREISTORICHE NELLE GROTTE DI MARTINA E DELL’ALTO SALENTO a cura del geologo Eugenio Casavola e I CULTI DEI PRIMI CRISTIANI NELLE GROTTE DI MARTINA a cura del dott. Vittorio De Michele.

Pezzo forte della serata il suggestivo DVD “CAVERNA MAGICA” allestito dall’architetto Pasquale Fanelli con la collaborazione dal socio Marinosci, presentato per la prima volta su uno schermo TV in HD. Le più importanti grotte dell’Alto Salento sono apparse ancora più belle e affascinati che nella realtà.

Il CSAS ringrazia per la presenza: l’Avv. Prof. Francesco Laddomada, consigliere regionale, componente della Commissione Ambiente e Cultura della Regione Puglia e gli assessori del Comune di Martina Franca Antonio Scialpi e Stefano Coletta.

Le iniziative hanno ricevuto la MEDAGLIA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA quale Suo premio di rappresentanza e il patrocinio della Giunta Regionale della REGIONE PUGLIA, dell’Assessorato alla Cultura e Ambiente del COMUNE DI MARTINA FRANCA e di LOCOROTONDO.

Silvio Laddomada

(Presidente CSAS)

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